Voto disgiunto alle elezioni politiche: cos’è, come si effettua e qual è l’utilità per l’elettore

Il sistema parlamentare italiano è anomalo rispetto a tutti i sistemi parlamentari occidentali.

Infatti (anche a causa della bocciatura del referendum), l’Italia è il solo sistema parlamentare che consente all’elettore (dai 25 anni in su) di esprimere due voti: uno per la camera e l’altro per il senato su due schede elettorali differenti (sotto i 25 anni si vota solo per la camera).

Questa possibilità è garantita dalla costituzione a prescindere dal tipo di legge elettorale varata dal parlamento per le due camere.

L’elettore medio però non riesce a cogliere il potere enorme insito in questa possibilità, infatti quando si reca alle urne generalmente vota per il medesimo partito in entrambe le camere ma nulla vieta all’elettore stesso di poter votare partiti differenti nelle due camere.

Questo è uno strumento potentissimo per forzare coalizioni, infatti il sistema parlamentare italiano è l’unico che richiede la maggioranza di entrambe le camere per formare un governo.

Se un elettore non si riconosce in nessun movimento politico, il voto disgiunto (a differenza della scheda bianca) costringe matematicamente il parlamento a forzare una coalizione differente dai singoli partiti, generalmente più sobria e super partes che potrebbe svolgere una politica più utile al paese e meno legata a interessi di partito.

Molti elettori non sono a conoscenza di questa possibilità ma in una fase storica come questa, con partiti fortemente radicalizzati (in un senso o nell’altro), il voto disgiunto potrebbe essere la scelta migliore per forzare un governo più equilibrato e migliore.

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