Perchè la sentenza della cassazione sull’assegno di mantenimento può peggiorare la situazione

Come risaputo la legge italiana sui divorzi ha portato persone sul lastrico, incentivando anche il suicidio di molti padri (dati istat).
Tralasciando i divorzi milionari (dove in ogni caso entrambi gli ex coniugi continueranno ad avere una vita agiata a prescindere dalla sentenza) il problema si evidenzia nelle famiglie meno abbienti con figli e coniuge a carico.
In questa situazione (anche in caso di divorzio senza colpe specifiche da parte di nessun coniuge) i figli non vengono affidati al coniuge in grado di sostentare la prole economicamente (come avviene ormai in molti paesi al mondo) ma vengono affidati alla madre (salvo rari casi dovuti a problemi comportamentali della madre stessa).
Considerando che in italia il 50% delle donne non lavora ma figura come coniuge a carico, il risultato è che l’ex marito oltre a non poter vivere con i propri figli deve anche mantenere la moglie.
Il paradosso di tutto questo è che nel caso di coniuge a carico è generalmente il marito ad esse il proprietario dell’abitazione, affidando però i figli alla madre l’uomo deve lasciare la casa di proprietà alla moglie per vivere altrove (in affitto o acquistando un’altra abitazione).
Quindi se prendiamo il caso di un dipendente con stipendio medio (tra 1000 e 1500 euro mensili), in caso di divorzio dovrà lasciare la casa e i figli alla moglie, oltre a versare un assegno di mantenimento per tutti (giustamente per i figli ma anche per la miglie).
Inoltre con il denaro rimanente dovrà essere in grado di pagare un affitto e tutte le spese ad esso legate.
Da qui si evince la situazione disastrosa in cui si trovano alcuni padri che spesso si rivolgono alla mensa del povero o si riducono a vivere a casa di amici o parenti (in alcuni casi estremi anche in auto), mentre la moglie nullafacente si trova a vivere nella casa di proprietà del marito con i figli, mantenuta.
La cosa grave di questa legge è che tutela appunto le donne non lavoratrici ma penalizza quelle che oltre ad essere mamme sono anche attive nel mondo del lavoro, in questo caso infatti i vantaggi della donna si riducono drasticamente incentivando quindi il non lavoro.

Con la sentenza della cassazione non cambia quasi nulla, tutto quello che abbiamo evidenziato in precedenza rimane in essere (cioè i figli e la casa saranno sempre affidati alla madre), la sola differenza riguarda l’assegno di mantenimento verso la moglie che non sarà più legato al tenore di vita ma sarà assegnato in base alla situazione della moglie.
Questo che sembra un passo avanti è in realtà un passo indietro perchè tutela ancora di più il non lavoro e colpisce la donna lavoratrice perchè in un divorzio con coniuge a carico l’assegno di mantenimento verso la moglie sarà più cospicuo, mentre in caso di moglie indipendente l’assegno non sarà versato.

La legge deve essere modificata (questo ovviamente non è compito della cassazione ma del parlamento) ed affidare i figli al coniuge economicamente in grado di consentire la vita migliore ai figli e non affidarli unilateralmente alla madre sfruttando il denaro del padre perchè questo crea tutti gli squilibri evidenziati sopra oltre ad incentivare il non lavoro (tanto in caso di divorzio pagherà l’ex coniuge).

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