Crollo costante di matrimoni e nascite: tra crisi economica e legge sui divorzi che porta i padri sul lastrico

Ormai da anni stiamo assistendo ad un crollo totale dei matrimoni e delle nascite, tutto questo non solo per colpa di una crisi economica che causa disoccupazione, precariato e bassi stipendi ma anche a causa di una legge che in caso di divorzio in pratica distrugge la vita dei padri che sempre più spesso rischiano il collasso finanziario.

Sempre più uomini sostengono (viste alcune situazioni a loro vicine) di non volersi sposarsi ed avere figli non per scelta ma perchè nel caso di divorzio non avrebbero nessuna arma per tutelare la loro posizione a causa della legge retrograda italiana che nel 90% dei casi tutela la madre a prescindere, trasformando il padre in un bancomat che può vedere i propri figli solo con il contagocce.

L’italia è il paese con la partecipazione femminile al mondo del lavoro più bassa d’europa (intorno al 50%), questo significa che il restante 50% di madri viene mantenuta dal marito. Il dato interessante è che nel 50% di famiglie con donna lavoratrice il divorzio molto spesso avviene in maniera consensuale, ma nei restanti casi con coniuge a carico e presenza di minori il divorzio quasi sempre avviene attraverso sentenza contraria al padre e sono i casi più problematici.

L’esempio classico è il seguente: in caso di divorzio la legge tutela giustamente in prima istanza i figli e sempre la legge stessa sostiene (sbagliando) che per la crescita dei figli è prioritaria la loro convivenza con la madre (salvo casi estremi di madre con problemi psicologici gravi o con stili di vita discutibili, da dimostrare in fase processuale).

Quindi nella quasi totalità dei casi i figli vengono dati in affido alla madre, alla quale viene anche concesso l’utilizzo dell’abitazione (anche se di proprietà del marito che quindi sarà costretto a lasciare la proprietà) fino a quando i figli non saranno indipendenti (anche oltre la maggiore età).

Questa è la prima tegola che colpisce un padre durante un divorzio, costretto a lasciare la casa anche se di sua proprietà o costretto a proseguire il pagamento del mutuo o dell’affitto per poi lasciare l’abitazione alla madre che ha l’affido dei figli. Grave è il fatto che questo avviene anche in caso di tradimento da parte della moglie stessa che può anche vivere con un compagno differente in quella abitazione, perchè la legge tutela i figli e quindi indirettamente la madre che perderebbe i vantaggi solo in caso di matrimonio con il convivente.

In aggiunta a tutto questo il padre deve (oltre a trovare una nuova abitazione con costi annessi) pagare l’assegno di mantenimento dei figli (e anche della moglie se essa non lavora). Quello che lamentano molti padri è il fatto che il denaro che teoricamente dovrebbe essere destinato ai figli, finendo anch’esso in gestione alla madre che ha l’affido della prole, esso non viene usato per il sostentamento dei figli aggirando la legge.

A completare il quadro c’è la questione più grave che è quella affettiva dove il padre molto spesso può vedere i propri figli solo un paio di week-end al mese.

I centri della caritas delle maggiori città italiane denunciano un forte incremento di padri separati che dopo aver perso l’abitazione e dopo aver pagato gli assegni di mantenimento, rimangono con poche centinaia di euro al mese che non consentono di pagare un affitto e se non possono tornare a vivere con i genitori o da alcuni amici, spesso finiscono con il rivolgersi ai centri sociali (vedi approfondimento).

divorzi

Questa oltre a essere una vergogna sociale di cui nessuno parla è anche una delle cause del crollo dei matrimoni (e di conseguenza delle nascite), se ci fosse una reale ricerca della giustizia i figli dovrebbero essere affidati al coniuge che riesce a provvedere al sostentamento della prole (salvo accordi differenti consensuali tra le parti) e non indiscriminatamente alla madre perchè dietro questa legge di facciata si racchiude tutto quello che abbiamo specificato in precedenza.

 

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