25 aprile: una liberazione a metà

Il 25 aprile è la festa (sacrosanta) della liberazione da una dittatura che non tollerava ne la libertà di pensiero ne di vita, ogni persona era costretta a vivere come imposto centralmente dal regime e quindi è giusto festeggiare chi è caduto per la libertà di tutti.

Inizialmente (con de gasperi ed einaudi) questa libertà ha portato l’italia a fianco degli stati uniti ad essere una delle potenze globali più importanti, libere e prospere del pianeta ma purtroppo dagli anni 70 in poi sulla scena politica ed ideologica del paese prese piede nuovamente un centralismo socialista (non solo nel pci o nel psi ma anche nella stessa dc che si spostò nettamente da una posizione liberale a centralista ed illiberale) che ci ha portato alla situazione attuale.

Ovviamente non si può parlare di dittatura nel senso stretto della parola ma a livello economico lo è nei fatti, un paese dove chi lavora è costretto a versare il 65% del proprio lavoro allo stato è una nuova forma di fascismo e questo dispiace soprattutto nei confronti di persone che hanno perso la loro vita per la libertà, una libertà che quasi un secolo dopo è presente solo a metà.

Un paese che “costringe” i propri giovani a emigrare per trovare lavoro a causa delle tasse utilizzate per pagare una spesa pubblica abnorme non è un paese libero, però essendo anche questo un regime non lo si può attaccare e siamo solo “liberi” di poter dire che va tutto bene, come erano “liberi” gli schiavi del fascismo di dire che era il sistema migliore.

Chi all’epoca era contro il regime veniva soppresso dai militari, chi ora parla di regime riceve la distruzione della propria “libertà” da parte della magistratura di regime.

Tutto questo aspettando il 25 aprile, quello vero…

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